Attività
Libertas svolge la propria attività attraverso l’ideazione e l’organizzazione di convegni,tavole rotonde e cicli di formazione.

Parallelamente essa ospita e promuove al suo interno seminari di discussione sulle tematiche di oggi e di domani, animati da personalità della ricerca,della politica, delle istituzioni.

L’obiettivo é di far dialogare ricerca e politica sapere e responsabilità pubblica chiamando a collaborare a singoli progetti competenze esterne individuate di volta in volta.

L’associazione promuove inoltre la realizzazione dei propri lavori,diffondendo i risultati dell’attività attraverso strumenti editoriali tradizionali e attraverso il web.

SPECIALE REFERENDUM

 

Non è semplice prendere una decisione in merito al prossimo referendum sulla procreazione assistita.

Siamo convinti che si tratti di una decisione di COSCIENZA.

 Troverete qui di seguito un documento che raccoglie entrambe le posizioni.

 

Dalla parte delle donne

 Silvia Palandri

 

 

 Ormai si sa, il 12 e 13 giugno si vota per i referendum ma quello che ancora non è chiaro è cosa votare e soprattutto se andare a votare. E questa incertezza si ritrova anche in quella parte dell’elettorato che sarebbe più toccato dall’esito positivo, negativo o fallimentare dei referendum, ossia le donne. Il loro atteggiamento, infatti, è da una parte promotore di un voto positivo, dall’altra di un’astensione.

Chiaramente queste differenze di posizione non si manifestano in modo proporzionalmente equilibrato. Tra le donne che sostengono la necessità di andare a votare e votare per il sì, prevalgono le argomentazioni femministe della salute della donna, dell’autodeterminazione sul proprio corpo; tematiche che vengono respinte da quella parte di donne cattoliche che sostengono, invece, la necessità dell’astensione come mezzo democratico per far fallire i quesiti referendari.

Le donne che voteranno sì al primo referendum, argomentano la loro scelta con il fatto che il limite massimo di tre ovociti aumenti i rischi per la salute della donna per le ripetute stimolazioni ormonali, in caso di fallimento, al fine di prelevare altri ovuli, diminuendo allo stesso tempo la probabilità di una buona riuscita o, invece, di pericolosi parti trigemellari in caso di successo.

Le donne, invece, che propongono il non voto, affermano  che anche in natura non si hanno illimitate possibilità e che una più alta percentuale di fallimento di una gravidanza non si è rivelata vera per tutti.

Le femministe che attaccano il secondo referendum, sostengono che la legge 40/04 è l’unica legge che, nel nostro ordinamento, garantisce una tutela giuridica, propria della persona nata, al concepito; mentre non si può parlare di una persona per poche cellule indifferenziate.

Le donne delle associazioni cristiane, invece, rispondono che già solo quelle poche cellule indifferenziate sono vita, poiché persona in fieri, e che comunque nel dubbio, visto che si è nell’impossibilità di stabilire quando inizi la vita o meno, sarebbe comunque opportuno tutelarle.

Per quanto riguarda il terzo referendum, le femministe sono per il sì poiché si abrogherebbe il divieto alla crioconservazione degli embrioni che impedisce la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali che potrebbe portare alla cura di malattie come l’Alzheimer, il Parkinson e il dabiete. La legge inoltre proibisce la diagnosi pre-impianto, se si abrogasse si potrebbe, sostengono le promotrici del sì, evitare la amniocentesi, la villocentesi e l’aborto terapeutico.

Le donne che sono per l’astensione, ritengono che la ricerca sulle cellule staminali embrionali non sia l’unica via possibile per fare ricerca e che anche prima di questa legge solo un esiguo numero di centri di procreazione assistita offriva la possibilità di diagnosi e comunque per coppie con malattie trasmissibili geneticamente, ed inoltre questa possibilità in natura non c’è, offrendola, invece,  si rischierebbe, affermano, di arrivare ad una selezione eugenetica.

Il quarto quesito vede l’abrogazione o meno del divieto della fecondazione eterologa, cioè l’utilizzo di gameti di donatori esterni alla coppia.

Le donne per il sì ne vogliono l’abrogazione per permettere alle coppie sterili, quando uno dei due partner può essere genitore biologico, di avere figli con l’aiuto di un donatore esterno alla coppia.

Le donne che sono per il non voto, e quindi per lasciare la legge così come è, ribadiscono che il divieto all’inseminazione eterologa non diminuisce la possibilità di gravidanza e va a tutelare la bambina-o che nascerà dall’impossibilità di poter conoscere la madre o il padre biologico.

Come si vede quindi le posizioni sono molto differenti; da una parte il Cif, Centro Italiano Femminile, associazione di donne che opera a livello sociale e culturale secondo i principi cristiani, che sostiene il non voto seguendo le direttive della Chiesa, e che non ritiene l’astensione una mancanza di dovere civile ma anzi la vede come un doppio voto negativo ai referendum e al suo uso distorto in materia di fecondazione, in quanto sono pienamente coscienti degli effetti politici della loro scelta.

Dall’altra parte, invece, la posizione delle femministe che ribadiscono la necessità di andare a votare per riprendere la parola sul proprio corpo, esercitando un proprio diritto. E proprio a queste, si rimprovera di essere attaccate a slogan ormai superati che andrebbero rivisti e aggiornati ai tempi, anche se si riconosce loro una difesa quasi corporativa della libertà delle donne data dall’inadeguatezza della politica che riporta in termini di schieramenti politici e idiologici questi temi. Ed infatti la principale argomentazione delle femministe alla partecipazione al voto in favore del sì, è proprio quella di prendere parola sul proprio corpo, rivendicando la soggettività e individualità femminile nel porre dei limiti al potere politico e giuridico, lasciando al libero arbitrio la scelta e la responsabilità dei propri comportamenti.

Questi schieramenti tuttavia non appaiono così compatti, basta, infatti, andare sul forum dell’Avvenire (il maggior quotidiano cattolico) e leggere gli interventi di donne che si definiscono credenti, cattoliche ma che non abbracciano la posizione di astensione proposta dalla Chiesa poiché ritengono di partecipare al voto in modo positivo in quanto a contatto con la realtà proposta dai referendum e che anzi, dato la posizione assunta dalla Chiesa, si sentono giudicate e non capite nel loro dolore, con il risultato di volersi allontanare dalla Chiesa.

Un tema complicato e controverso quindi al quale non è facile trovare delle risposte e, infatti, qui non interessa sostenere una posizione piuttosto che un’altra ma il contribuire ad informare, cercando di dare un quadro il più possibile eterogeneo, senza essere né per il sì, né per il no, né per il non voto. L’importante è informare ed informarsi, per questo si segnalano le iniziative della Casa Internazionale delle Donne sulla fecondazione assistita da una parte e, dall’altra, quelle del Cif, sempre sullo stesso tema.  

L’informazione, infatti, è indispensabile per poi essere in grado autonomamente di fare una propria scelta, dato che, si sa, la conoscenza rende liberi.